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Il Vinitaly resta la grande festa del vino tra incertezze, vini dealcolati e storytelling. Parla l’enologo Roberto Potentini: «Se non ci sei, è un danno. Ma i costi sono sempre più folli»

Sarà un Vinitaly inimmaginabile. Stiamo vivendo un momento storico del vino molto originale e di difficile prevedibilità nel breve periodo.
Il Vinitaly è la più grande festa del vino al mondo, anche se ci domandiamo: le fiere servono ancora?
Con i mezzi di comunicazione e con i media che abbiamo oggi, la risposta potrebbe essere no. Non occorre una fiera per incontrare un distributore o il consumatore finale.

Eppure, il Vinitaly ha qualcosa in più: un’energia, una dimensione fisica, un’occasione di contatto e di scoperta che nessun mezzo digitale può sostituire. È proprio in questi momenti che si percepisce quanto l’incontro diretto, lo scambio, l’assaggio, la parola detta tra i padiglioni contino ancora molto.

Esserci o non esserci

«La mia idea del Vinitaly è che se ci vai potrebbe non servire, ma se non ci vai è un danno.
Per un enologo, il Vinitaly è un momento di studio unico, che nessuna scuola e nessun convegno possono offrire a quel livello, se ovviamente lo si vive davvero: girando, assaggiando, osservando.

Il valore del Vinitaly sta anche nell’allenare lo sguardo: capire come si muove il mercato, riconoscere i segnali, cogliere le nuove direzioni. È un laboratorio a cielo aperto, e sta a ciascuno scegliere se limitarsi a esporre o immergersi nell’esperienza.

Vini dealcolati: tante parole ma poche bottiglie stappate

«Il Vinitaly va studiato anche a livello coreografico, per osservare come si presentano le aziende e su che cosa puntano maggiormente.
Siamo in un momento in cui i vini dealcolati o parzialmente dealcolati dominano la scena, anche se si dicono molte più parole che bottiglie si stappano.Il Vinitaly servirà anche a questo: a capire quanta sostanza c’è dietro questa ipotesi di produzione vitivinicola, e se davvero potrà aprire nuove strade o resterà un tema da convegno.»

Vinitaly: bello, ma molto caro

«Il Vinitaly ha sempre un motivo giusto per essere visitato, anche se è altrettanto vero che è estremamente criticabile per i suoi costi, che sono ormai diventati oggettivamente impegnativi. Non mi riferisco solo alla fiera in sé e al prezzo al metro quadro degli stand – che, nonostante il sostegno dei consorzi, incide parecchio – ma anche alla speculazione che ruota attorno al Vinitaly, con i listini degli alberghi che in questo periodo come minimo raddoppiano il costo di una stanza.

Il Vinitaly è un investimento importantissimo per i produttori e si sente molto nel bilancio di un intero anno. Ma proprio perché è un investimento, va vissuto in modo strategico, consapevole, scegliendo come e con chi esserci.»

In fiera capisci la forza del settore vino

«Anche se il Vinitaly rimane un momento d’incontro molto importante, dove non si incontrano solo i clienti e la rete commerciale, è anche il luogo in cui vedi la forza del settore.
Capisci se stai nella corrente giusta o se sei controcorrente. Capisci dove sta andando il mercato, cosa sta funzionando, e cosa invece non trova più ascolto. È una fotografia che vale più di tanti report: la fiera ti restituisce l’umore del settore, il ritmo, la fiducia – o la sua mancanza.

Vini dealcolati: tante parole ma poche bottiglie stappate

«Il Vinitaly va studiato anche a livello coreografico, per osservare come si presentano le aziende e su che cosa puntano maggiormente.
Siamo in un momento in cui i vini dealcolati o parzialmente dealcolati dominano la scena, anche se si dicono molte più parole che bottiglie si stappano.Il Vinitaly servirà anche a questo: a capire quanta sostanza c’è dietro questa ipotesi di produzione vitivinicola, e se davvero potrà aprire nuove strade o resterà un tema da convegno.»

Vinitaly: bello, ma molto caro

«Il Vinitaly ha sempre un motivo giusto per essere visitato, anche se è altrettanto vero che è estremamente criticabile per i suoi costi, che sono ormai diventati oggettivamente impegnativi. Non mi riferisco solo alla fiera in sé e al prezzo al metro quadro degli stand – che, nonostante il sostegno dei consorzi, incide parecchio – ma anche alla speculazione che ruota attorno al Vinitaly, con i listini degli alberghi che in questo periodo come minimo raddoppiano il costo di una stanza.

Il Vinitaly è un investimento importantissimo per i produttori e si sente molto nel bilancio di un intero anno. Ma proprio perché è un investimento, va vissuto in modo strategico, consapevole, scegliendo come e con chi esserci.»

In fiera capisci la forza del settore vino

«Anche se il Vinitaly rimane un momento d’incontro molto importante, dove non si incontrano solo i clienti e la rete commerciale, è anche il luogo in cui vedi la forza del settore.
Capisci se stai nella corrente giusta o se sei controcorrente. Capisci dove sta andando il mercato, cosa sta funzionando, e cosa invece non trova più ascolto. È una fotografia che vale più di tanti report: la fiera ti restituisce l’umore del settore, il ritmo, la fiducia – o la sua mancanza.

Fino a vent’anni fa si andava al Vinitaly per trovare il cliente, per vendere il vino, e si tornava a casa con le copie commissioni e con gli ordini da evadere. Oggi assolutamente non è più così. Oggi si torna a casa con degli accordi e degli appuntamenti, avendo capito se un prodotto va o non va sviluppato. È cambiato il modo di fare business, ma non è cambiato il valore dell’incontro. Il Vinitaly resta un crocevia, un luogo in cui il passato e il futuro del vino si stringono la mano

La narrazione del vino e il ConsumAttore

«Il Vinitaly è cambiato negli anni. Oggi rappresenta un momento di pubbliche relazioni, dove il Brand Ambassador dell’azienda deve mostrare lo storytelling, e far percepire al “ConsumAttore” che bel film può vivere in quella azienda.

Il consumatore non è più un destinatario passivo, ma un protagonista consapevole, che sceglie in base al valore, alla coerenza, al messaggio.
E il Vinitaly, in questo, è un palcoscenico perfetto per chi vuole raccontare non solo un prodotto, ma un’identità

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